DIVINITÀ ANDROIDI

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  • #2296
    icata
    Partecipante

    Immagino un mondo elettronico moderno e asiatico dove i templi siano ricettacoli di tecnologie aliene.

    muschio, parete umida e liane; liane aliene che fanno fiori lillà piccoli come campanule; mortali come minuscoli denti.

    le visioni sono divinità in effusioni lesbo avvinghiate tra forme, incastrate come pietre di un muro antico.
    laghi, isole, pozze, tigri, sudore, uomini dalla pelle viola, rossa, o gialla.

    grandi tribù che festeggiano intorno a grandi fuochi la festa della notte fronda.

    il gioco ha come luogo dell'ambientazione le due metà del cervello umano lui e' un uomo con una sorella gemella.

    loro sognano un mondo e GIOCANDO cercano di rubarsi il finale della storia.

    In UNO Extreme! compare uno smazzatore automatico a pile che sostituisce il mazzo pesca. All'atto di pescare quindi il giocatore attiva lo smazzatore, il quale può rilasciare un numero casuale di carte che va da 0 a 8.

    #25494
    icata
    Partecipante

    Androidi Divini

    Sgretolate di tremore le tue icone di marmo e gesso.
    Grandi luci alogene hanno sostituito tenui aurore,
    spezzando spade nello scintillio dell'oro,
    accecando diavoli mortalmente colpevoli
    in una presenza inebriante di tensioni elettriche.
    Discesi con il suono di propulsori all'idrogeno,
    i nuovi regnanti dei cieli, i gelidi arbitri delle stelle,
    hanno mostrato il loro spaventoso potere.

    Cosa me ne faccio ora dei vostri terrorizzanti misteri?

    Arcano legame molecolare si perde in combinazioni incalcolabili
    mistica percezione di una macchina alla deriva nell'infinito numerico.

    In UNO Extreme! compare uno smazzatore automatico a pile che sostituisce il mazzo pesca. All'atto di pescare quindi il giocatore attiva lo smazzatore, il quale può rilasciare un numero casuale di carte che va da 0 a 8.

    #25495
    icata
    Partecipante

    Ètoile Mortalle non aveva mai letto Sartre, ma aveva letto De Sade, e questo presupponeva potesse bastare. Lo aveva letto in francese, sfidando la monotonia dello spettacolo rappresentato dalla triste Rimini invernale.
    Leggeva nelle ore pomeridiane, subito dopo aver staccato dal lavoro, mentre ancora l’odore della benzina non era andato via dai suoi pori, prima di farsi la doccia.
    Stella Mortale aveva un computer. Un computer ricoperto di stelle argentate e di luccichini d’oro. Piccole scritte con pennarelli colorati: ti amo, amor mio, katia.
    Il monitor era piccolo, con lo schermo bombato ed i colori, una volta acceso, erano scuri e rarefatti. Produceva un lieve ronzio nelle orecchie, ad una frequenza quasi paranormale, ma pareva lo potessero sentire anche gli occhi, durante le lunghe ore notturne.
    Lo schermo stava poggiato su una vecchia scrivania di mogano, e l’eleganza di quel pezzo di antiquariato stonava con il resto dell’appartamento, arredato con la miseria.
    Ecco cosa mi ha lasciato quel vecchio, pensava la stella. Vecchio alcolizzato, un poeta puha. Mi ha lasciato una scrivania di mogano, e neanche un libro. No, uno solo sì, I Dolori del Giovane Werther, che merda di romanzo. Vecchio stronzo. Io ho ricominciato la mia vita e tu non ci sei mai stato, tranne per questa scrivania; fosse stato un segno d’amore io, confesso, ci avrei pisciato su, ma e’ solo un pesante tavolo che mia sorella aveva lasciato nell’appartamento.

    Quando arrivava la notte su tutto, diffondendosi sincera come al solito, Domenico accendeva il computer.
    Mentre aspettava che il sistema si avviasse, e poi che il modem si connettesse ad internet, con un unghia colorata di scuro, cercava di scrostare i luccichini o di cancellare qualche scritta.
    La sua ex era sempre stata una troia, su questo non c’erano dubbi. Il tempo degli affetti si era mutato in quello delle afflizioni, e la carne di quelle di cui che aveva potuto godere ormai lo stomacava. Anche solo ricordare lo annoiava. Da quando aveva letto De Sade, tutto il resto della sua vita era diventato se stesso, e lui odiava se stesso. Si odiava con una certa profondità, con un certo interesse nel provarsi, nel giocare ancora, con quella bambola di pezza che era rimasta della sua carcassa. Il passato era diventato carne di un altro io, il presente era diverso. Nel presente era ètoile mortalle. Era stato automatico arrivare a quel punto, chiunque ci sarebbe arrivato. Il suo ultimo amico gli aveva dato del nichilista. Il nichilismo forse non centrava. Avrebbe dovuto voler arrivare ad un punto di disgusto cruciale, ma voleva solo sintetizzare un’attitudine umana, no, il nichilismo era l’opposto.

    Sullo schermo iniziarono ad apparire i canali. 1986 canali. Velocemente scorse le hotlist. Vide apparire i nickname: Andariell, Coma, Veronica+, MarcoLynus, SuperTestone, Venerisque, Caotica, Prete_con_la_roba, Deviambolo, May, Agosto, Lulla.
    La ragazza che cercava non si era ancora connessa.
    Aprì il suo canale: Carceri. Si connesse nel canale ArenaZero, salutò con un breve
    Salve
    Ridusse la finestra e si connesse ad un programma di peer to peer, per scaricare gli ultimi pezzi di un disco. Rimase un po’ di tempo guardando lo schermo e le conversazioni sulla chat. Poi arrivò. ciao
    La finestra di dialogo privato si aprì. Ètoile Mortale rimase a guardare il nick nel vuoto della finestra nera. Vuoto che significava. Significava dover attendere il tempo giusto.
    salve… stai bene?
    .. non direi… NO

    In UNO Extreme! compare uno smazzatore automatico a pile che sostituisce il mazzo pesca. All'atto di pescare quindi il giocatore attiva lo smazzatore, il quale può rilasciare un numero casuale di carte che va da 0 a 8.

    #25496
    icata
    Partecipante

    Quattro puttane terrestri

    Nelle cattedrali della mia letteratura,
    Scenario mentale obliato, quindi sogno,
    Stanno due puttane babilonesi.
    Imprimendo contro il buio angosciato
    Impronte millenarie di due aspidi gemelle,
    stanno, saffiche ed invincibili,
    Come sul frontone lavico di un tempio matriarca.

    Regno di carni e sensazioni,
    Fertile come il più spirituale dei bordelli
    Per le sue luci trasudanti da veli,
    Olezzi d'amore macilento
    In tutte le forme e fantasie
    Dei legami chimici e
    Delle passioni sfrenate
    Che macerano sotto il frassino
    Universale ed eterno Yggdrasill

    Tiene quest'albero il globo a pendolo
    Sostenendolo con rami striscianti verso l'alto
    A strappare le viscere del Dio
    A cui si stringe e che trascina
    Nel cammino verso limiti increati
    A cui tende come ad infinito
    In un'implosione radiale ed eterna
    Che non ha nome di volontà
    Generando strutture molecolari
    E concetti istantanei e secolari
    Per questi uomini i cui secoli di storia
    Sembrano ere geologiche ed interminabili
    Condanne, guarnite da rivoluzioni
    Come bare da corone floreali.

    Al centro del fulcro linfatico
    Del grande e marmoreo Frassino-Tempio,
    A cui stanno a maturare i nostri saperi
    Come indiziati già impiccati dal tempo,
    Mi è parso di ri-trovarmi affamato di sapere,
    Straziato da morsi interni come se Fenriz stesso
    Partisse coi denti le viscere e la luna che ho in petto.

    Per sfamare la fiera mi avvento al centro dell'universo,
    Cercando l'intelletto in forma di nutrimento.
    Per suggerne il nettare radicale di questo,
    (Pozzo centro e vacante carne umana)
    La mia testa affonda tra la cosce
    Di due puttane brune ed intense come l'orzo
    Il colore terreno di radici chilometriche
    Flessibili come un virgulto ficus.

    La sinuosità rettile s'avvinghia contro il viso
    Spremendone miele e mugolii.
    Alle molli fortezze m'abbocco disordinato
    Per divorare e bere dalla fiera negrezza
    Il senso della creatibilità d'ogni cosa
    Accertando la morte d'ogni dogma,
    Nel perforare con la lingua il centro dell'universo
    Lacerandone la potente inespugnabilità.

    Gorgogliando sommessamente
    Il mio piacere anestetico
    Contro l'odore del membro femmineo
    Divenendo nell'opacità oppiacea
    Un me essendo, tra tutti i possibili,
    Senza presunzione dell’identità.

    Una e l’altra come una e la sua ombra bianca

    Quando viene il sole l'albero pregno svanisce
    Sorgendo il capo sudato dal cratere scavato nel cuscino,
    Quasi venisse a cacciarsi fuori da un ventre,
    Turbato dalla voracità dell'insoddisfazione,
    Me ne torno a risconquassarmi nei sogni.

    Nella fuga da un fastidioso giorno
    Nuovamente una coppia di regine
    Vince al banco dei tarocchi.
    Entrambe acute e metalliche,
    Spettrale carne dai riflessi argentei una,
    L'altra nel rame sbalzata e di rame viva.

    Le teste docilissime e chimeriche:

    Una, legata in coda ippica come spiga di grano
    Applicata alla curva accennata di un prodigioso cranio
    La pelle levigata dalla carezze e tesa fino a sfinirsi,
    I seni di una dea che debba cibarne eroi, stanno
    In simmetria con ginocchia piegate, le gambe schiuse,
    Come dovesse accogliere eroici membri
    Esausta, ma perpetuamente vincolata all’ospitalità,
    Nel luogo dove lingua sanguigna balzava i vermigli lembi.

    L'altra, matrice di scintille rosse e riflessi
    Che la circondano come capitello fluente
    Flessuose spirali di materia ardente
    Fino ad i fianchi larghi e potenti di donna,
    I seni accennati e occhieggianti dai capezzoli
    Come monete di rame brunito, lucidi e dolcissimi.
    Su un fianco posata, sembrando disarme,
    Ha in verità, con la sua disarmante bellezza,
    Sconfitto l’amica, marcata dalle labbra.

    S’infossano sui petti, come tronchi gemelli,
    Le teste docilissime e chimeriche,
    Accogliendo il peso che li modifica.

    Gli arti lignei e morbidissimi
    Si sono curvati per stringersi
    Abbandonandosi intorpiditi.

    Un tallone mitologico e superbo
    Un gomito come levigato nodo d’ulivo
    Un pollice al labbro accostato
    Come radica che s’appressa a polla
    Richiamata dall’alito benefico di umori,
    Di carni pregne e nude di piacere

    Museo palpitante di inermi bellezze
    Dove gli occhi miei, visitatori esaltati,
    Scorrono le magnifiche aule come ubriachi,
    Riscoprono, con occhio originario,
    Il salotto della propria casa natale.

    Ninfe: albina una e l'altra sorellastra vulcanica
    Nate nel sottobosco del mio inconscio
    Sprigionano un clima mite nel loro riposo
    Confondendo il mio sonno nel loro
    Il mio piacere nel loro

    Venute senza parole a prostrarsi sguaiate
    Per il gioco della dannazione e dell'angoscia
    Nella mia navicella in viaggio stellare
    Visitando i bordelli di altri sistemi, ridendo,
    Cercando l'unico Dio nell'iperbole delle sfrenatezze.

    Ecco, farsi spazio nel centro di un letto
    Minuscoli notturni nel andare dei versi.
    Dove non si parla di freni, ne' di pesi,
    ma di linguaggi e trasmutazione dei sensi,
    grazie alle quattro puttane terrestri!

    In UNO Extreme! compare uno smazzatore automatico a pile che sostituisce il mazzo pesca. All'atto di pescare quindi il giocatore attiva lo smazzatore, il quale può rilasciare un numero casuale di carte che va da 0 a 8.

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